Tante novità dall’Etna Doc come il lavoro sulla zonazione e il lavoro sulle menzioni geografiche aggiuntive, per valorizzarle e definirle associandovi il nome delle Contrade.

E’ il direttore del Consorzio, Maurizio Lunetta, ad anticiparlo durante uno zoom tasting dedicato al rosato che resterà fuori, come lo spumante, da questa modifica. Già di rilevanza il lavoro svolto sull’adeguamento del Disciplinare di Produzione, per renderlo sempre più chiaro ed in linea con la visione, le ambizioni e le prospettive della Denominazione.

Un impegno maturato con la presidenza di Antonio Benanti (presidente uscente a luglio) al fine di elevare il prestigio della Denominazione e, in prospettiva, a traghettarla verso la DOCG. “È proprio così. Si tratta di un obiettivo ambizioso che abbiamo dichiarato sin dal nostro insediamento e per il quale abbiamo gettato le basi in questi mesi insieme ai componenti del Tavolo Tecnico e coinvolgendo ed ascoltando i soci. Sono certo che sarà possibile portare presto in Assemblea la proposta, già davvero ben congegnata e strutturata – conclude  Benanti –. Altrettanto ambizioso è il Programma di Zonazione Vitivinicola, per il quale abbiamo posto le basi, tra accordi con le stazioni meteo e rilevazioni delle fasi fenologiche, creando strumenti operativi a supporto del programma”.

Inoltre, anche l’Etna, come altre Denominazioni in Italia, si fa portatrice di un rinnovamento enologico che riguarda la produzione del Rosato.
Va considerato infatti il grande successo del rosatoproprio negli ultimi anni. L’Italia si attesta come quarta produttrice al mondo: che si traduce in un 4% di produzione, considerando il 20% dei francesi però, di strada da fare ce n’è ancora tanta. Sono 48, in particolare, le aziende della Doc Etna che producono rosato.
In Sicilia la Doc Etna, in generale, è in crescita e soprattutto nei mercati internazionali: negli ultimi 5 anni sono passati da 156.000 a 366.000 bottiglie (dato del 2020). Più 140% in soli 5 anni. Solo nell’imbottigliamento si registra fino al 31 maggio un incremento del 21% rispetto al 2020.
Nel blind tasting avevamo nei bicchieri l’annata 2019, 100% Nerello Mascalese, solo in un caso un campione aveva una percentuale di Nerello Cappuccio. Il sistema di allevamento dei campioni esaminati è principalmente ad Alberello.

TASTING

La 2019 è stata una bella annata sull’Etna che ha registrato un ciclo vegetativo regolare sulla scia della fortunata 2016, in tutte le tipologie. Con tempi di raccolta canonici.

ETNA ROSATO 1. Azienda Falcone Il primo campione proviene dal versante sud-ovest dell’Etna, da vigne di 40-50 anni di età a 900 metri slm, Contrada Cavaliere. Siamo nel comune di Santa Maria di Licodia. Colore dai fiori di pesco, aranciato. Subito si fanno evidenti note agrumate e cenni profumati che ricordano il melograno. Molto secco, bella sostanza in bocca. Materia al centro, dolce ma non troppo perché arrivano subito le note salate. Sapidità bella
ETNA ROSATO 2. Arì Tenute Mannino di Plachi. Ci spostiamo sul versante nord, nel comune di Castiglion di Sicilia, Contrada Pietra Marina a circa 550 metri slm. Il profilo sensoriale si manifesta più maturo. In bocca vibra un’acidità che spinge, sil sorso si fa largo, fresco e molto sapido.
ETNA ROSATO 3. Murgo Ancora cambio di versante, ci spostiamo ad est nel comune di Santa Venerina, Contrada San Michele. Vigna di 50 anni. Il colore nel calice si fa più scarico, un profilo più tenue, delicato. In bocca è morbido ma non fa mancare l’energia acida e la salinità.
ETNA ROSATO 4. Pietradolce Il Rosato arriva da Solicchiata, ancora nel comune di Castiglion di Sicilia a circa 700 m slm. Toni agrumati vivi, palpitanti. In bocca è molto piacevole, profilo fresco e delicato. Sobrio nell’espressione.
ETNA ROSATO 5. Tenuta Antica Cavalleria. Versante nord, Contrada Cavalleria. Aromatico delicato con parti insistenti di albicocca, non troppo matura. Molto verticale sul palato, fresco e di leggerezza.
ETNA ROSATO 6. Rosato di Martinella Dop Vivera. Versante nord-est il comune è quello di Linguaglossa. Vino di frutto, croccante, bello in bocca, bella acidità, teso, vivo. Note di lampone e melograno. Minerale e fresco.

Articolo precedenteBOLGHERI. QUESTIONE DI FEELING
Toscana pura, giornalista nel Dna, ho una laurea in lettere moderne conseguita all’università di Firenze. Non ricordo bene quando ho iniziato a scrivere, ma ero parecchio bassa. I colori e i profumi della natura mi hanno sempre ispirato, la mia valigia è piena di parole… e mi concedo spesso licenze poetiche… Poi è arrivato il vino, da passione a professione. A braccetto con la predisposizione e pratica attiva per i viaggi e la cucina internazionale e ancor più italiana… assaggiare ed assaggiare… sempre. E’ giunto il momento di scriverne, con uno spirito critico attento. Da sommelier ho affinato certe tecniche di degustazione ma quello che conta nel vino,come nella vita, è l’anima. Basta scoprirla. E’ bello raccontare chi fa il vino e come lo fa. Perché il vino è un’inclinazione naturale…

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.