Un focus sulla Spergola, vitigno autoctono emiliano, di Scandiano per la precisione, e chiaramente il Lambrusco, ma di un progetto molto particolare. Migliolungo è il suo nome e raggruppa ben dieci varietà della famiglia dei Lambruschi insieme ad altri 11 vitigni, alcuni salvati così dall’estinzione. Un progetto importante e all’insegna della biodiversità e della valorizzazione massima del territorio.

Il gruppo in esame è Emilia Wine che comprende al suo interno tre cantine sociali tra cui quella di Arceto che produce proprio questo super Lambrusco. Frutto anche della collaborazione con l’Istituto “A.Zanelli” di Reggio Emilia.

“Un progetto  iniziato nel 2002 – spiega Luca Tognoli, uno dei fautori –  nato dal desiderio di valorizzare e salvaguardare una collezione di antichi vitigni che stavano lentamente scomparendo. Proprio qui, nell’Azienda Agraria annessa alla scuola, si trovano anche i 21 vitigni che vanno a comporre l’originale uvaggio multivarietale dal quali nasce il Lambrusco Migliolungo Emilia IGT. Un vino al quale siamo molto legati e che ogni anno produciamo con grande attenzione e un pizzico di vera emozione. Il recupero di antiche varietà è un’attività che consideriamo fondamentale per una cantina come la nostra, fortemente legata alla viticoltura che viene praticata in un territorio dall’antica vocazione vitivinicola. Ne scaturisce un vino di grande equilibrio e carattere, che allo stesso tempo vuole essere ambasciatore del patrimonio autoctono presente non solo nella provincia di Reggio Emilia, ma lungo tutta la Penisola”.

Tornando alla Spergola che assaggiamo in versione spumante con “1077” e più classica con Colle Ventoso c’è da dire che è caratterizzata da una grande  tensione acida.  Un sorso incisivo, fresco nel finale. La sensazione in bocca è di un frutto croccante, ha una bella energia che invita al sorso. Grande agilità e spigliatezza nel palato.

Una varietà che fino al 2004 veniva considerata un Sauvignon Blanc come racconta Tognoli. “Poi ne fu analizzato il Dna da una professoressa dell’università di Bologna e si capì, finalmente, che non vi era alcun collegamento”

Nel Migliolungo il boquet è ricchissimo: dagli aromi di violetta al pepe, ai frutti scuri, alle spezie come il chiodo di garofano. Un vino ricco anche in termini tannici. Un Lambrusco che non c’era e che stacca dallo storico.

La prima vendemmia è stata nel 2002.

Il nome “Migliolungo” deriva dal nome della zona in cui sorgono i vigneti dell’Istituto, appena fuori da Reggio Emilia. “Le uve presenti nei vigneti che poi danno origine al Lambrusco Migliolungo sono custodite sia dagli Insegnanti dell’Istituto che dai suoi Studenti” afferma Daniele Galli, professore dell’Istituto A. Zanelli. “Le vendite di questo vino, inoltre, contribuiscono al finanziamento stesso della nostra scuola e rappresentano una testimonianza tangibile della grande passione che nutriamo nei confronti dalla biodiversità che questo territorio è in grado ancora di offrire”.

“È un inno alla biodiversità, alla salvaguardia della ricchezza del nostro patrimonio ampelografico e alla diversità, valori presenti nel nostro territorio e che il Lambrusco Migliolungo riunisce tutti insieme” afferma Marco Fasoli, Direttore di Emilia Wine. “Ecco perché abbiamo voluto valorizzare ulteriormente questo progetto rivisitando esteticamente l’etichetta in chiave artistica e con una grafica che pensiamo ben interpreti le tante anime presenti all’interno di questo vino”.

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Divina Vitale
Toscana pura, giornalista nel Dna, ho una laurea in lettere moderne conseguita all’università di Firenze. Non ricordo bene quando ho iniziato a scrivere, ma ero parecchio bassa. I colori e i profumi della natura mi hanno sempre ispirato, la mia valigia è piena di parole… e mi concedo spesso licenze poetiche… Poi è arrivato il vino, da passione a professione. A braccetto con la predisposizione e pratica attiva per i viaggi e la cucina internazionale e ancor più italiana… assaggiare ed assaggiare… sempre. E’ giunto il momento di scriverne, con uno spirito critico attento. Da sommelier ho affinato certe tecniche di degustazione ma quello che conta nel vino,come nella vita, è l’anima. Basta scoprirla. E’ bello raccontare chi fa il vino e come lo fa. Perché il vino è un’inclinazione naturale…

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