Hotel Four Seasons Firenze interni

Entrare all’hotel Four seasons di Firenze, durante il periodo natalizio, è come compiere un viaggio nel paese dei balocchi, con maggiore aulicità però. Riproduzioni in marmo ispirate al Rinascimento, corone di luci e cristalli di neve che cadono magicamente. E ancora alberi giganti pieni di palline e case bianche che colorano di purezza l’”anfiteatro” dell’albergo. Dove si è svolta anche la charity dinner “The reds and The White”, in favore  della Cooperativa Sociale Parco del Mulino di Livorno che si occupa di formare professionalmente e inserire soggetti svantaggiati nelle proprie attività di organizzazione eventi. L’apparecchiatura speciale è quella operata del ristorante Il Palagio, per dare la sensazione di cenare en plein air, con la cucina dello chef stellato Vito Mollica. I vini invece arrivavano dalla Maremma toscana con la Fattoria Le Pupille di Elisabetta Geppetti. I tartufi, una sicurezza, by Cristiano Savini.

 

La frase che mi ha colpito è stata di uno degli addetti alle colazioni che ha esordito: “come si dorme al Four Seasons? I letti ti “inglobano”, non vorresti più alzarti. Come dipendenti abbiamo diritto a soggiornare negli hotel del gruppo e l’unico desiderio, almeno per me, è starmene a letto. Il vero riposo”.

E’ proprio così. I letti sono altissimi e morbidissimi, proprio perché ti accolgono e stringono. Ho soggiornato nella Villa, in un delle camere più storiche dell’ex Palazzo della Gherardesca, la suite Gallery Granducato. Quando sono entrata è stato naturale esclamare un: Uao!!  Il soffitto a cassettoni, il lampadario di cristallo,  il bagno con la vasca in stile elisabettiano… i tappeti, gli arredi… un sogno.

Poi è pure suonato il campanello. Sono andata ad aprire ed è giunto il benvenuto: ingredienti per un buon Negroni, e non caschiamo nei particolari, Gin Endricks, superlativo.  Biscottini di Prato Mattei e un buon cesto di frutta fresca con l’uva Spagna, per intendersi, di buon auspicio.

E infine la spa, con bagno turco, sauna finlandese, doccia emozionale e di ghiaccio. Iacuzzi esterna a 38 gradi.

Un’esperienza indimenticabile insomma. Che è proseguita con la cena. All’aperitivo un tartufo bianco gigante, più grosso di un panettone tradizionale, visto che siamo in tema. Grattato con generosità espressa su di una tartare, anch’essa di dimensioni imbarazzanti e di una bontà… Pommery e rosato di Fattoria Le Pupille come accompagnamento. Ancora burrata con gambero rosso crudo e biscottini ripieni di foie gras.

A tavola un’esplosione di tartufo, protagonista assoluto della serata. A partire dalle Egg benedict con lombetto di cinta senese al vapore, la zuppa  di farro della garfagnana con zolfini mantecata al pecorino,  il risotto di zucca su carpaccio di capriolo al fieno (personalmente il piatto migliore oltre alla sana e semplice purea di patate con tanto tartufo sopra). Per il secondo, pollo di Laura Peri disossato con fricassea di creste e crema di sedano rapa e per finire biscotto morbido alle castagne, cremoso ai pinoli e gelato al fior di latte e rosmarino.

 

WINE TASTING

Ma eccoci ai vini celebrando Saffredi, con la ’98, che testimonia la poetica senza tempo di un vino simbolo della Toscana.

Si parte con Poggio Valente 2000, Morellino di Scansano (Sangiovese in maggioranza)
Il legno d’impatto si trasforma in bocca con leggerezza, essenza bucolica, frutti neri di macchia.

Saffredi 2012 (Cabernet sauvignon, merlot, petit verdot)
Note di ciliegia intensa. Bocca compiacente, fresca, appagante. Tannino morbido. Gusto pieno, lungo, elegante. Resta vivace e schietto. Senza syrah con petit verdot. Un vino privo di imperfezioni.

Saffredi 2008 (Merlot, cabernet sauvignon e syrah) Il pepe del syrah emerge, una grande annata per un vino  corposo, muscoloso, intenso di colore e di bocca. Ma anche morbidezza con la spezia in equilibrio, vaniglia, sentori di fieno che inebriano e rilassano.

Il ‘98 Saffredi ti rapisce e conduce in un’atra dimensione . Nel bicchiere rilascia la confettura di prugna riconducibile ad un linea immortale

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