Il grande libro di Eleonora Guerini. E cosa, se non vino?! Cento vini per la precisione e per ogni occasione. Lei è l’indimenticata curatrice della Guida vini del Gambero Rosso, oggi strategy manager per il gruppo Terra Moretti. Un libro che si avvale delle illustrazioni di Fernando Cobelo, Beppe Conti, Rebecca Valente. Edito da EDT. Sono dieci le categorie tematiche che ha scelto: dai “nuovi equilibri” agli “innamoramenti”; dai vini da tutti i giorni – gli “School Night Wines”–, a una selezione speciale di solo Chianti Classico, la sua grande passione. E molto altro.

L’emozione, l’amore, la conoscenza, la passione che lei ha intessuto, in prima persona, con il vino. Un libro in movimento come l’anima di Eleonora che si muove, se si vuole, tra le frasi dei suoi autori preferiti e che accompagnano gli episodi della sua vita sulle frammentarie pagine di Instagram.

Come nasce l’idea del libro e come l’hai sviluppata?

L’idea è stata di Luca Iaccarino, giornalista e responsabile della linea food amo wine di EDT. Avevano tradotto anni fa un libro illustrato sui vini del mondo, di un autore scandinavo e volevano riproporre il progetto sui vini italiani. Voleva un approccio meno convenzionale, più emotivo che tecnico e ha chiesto a me. E mi ha presa in un momento in cui proprio di storie vere, vissute, emozioni e legami avevo voglia di raccontare.

100 vini. Perché? E come li ha scelti?

Cento vini perché così mi è stato chiesto. Un numero grande e piccolo nello stesso tempo. Che mi ha permesso di esprimere al meglio la mia idea di contemporaneità. Nel libro ci sono i vini che io ritengo a oggi significativi, sia che lo fossero anche in passato sia no. Mancano per dire alcuni nomi importanti, di produttori che hanno significato tanto ma che, per come la vedo io, ora significano soprattutto perché han significato, avendo un po’ mancato la sfida dell’oggi. Sono scelte che avrei fatto diversamente 10 anni, che forse sarebbero diverse tra 10 anni. Per me questi 100 vini sono non per forza il meglio ma il più interessante.

Una sorta di “vademecum” che raccoglie 15 anni di esperienza come curatrice?

Sì e no. Sì perché in effetti non avrei la consapevolezza che ho se non avessi assaggiato migliaia e migliaia di bottiglie di vino ogni anno, mappando i territori e rimanendo molto connessa a quanto si stava muovendo. No perché è un libro di oggi, non un compendio.

C’è una parte a cui tiene di più?

Francamente no, nel senso che il libro è diviso in 10 categorie – che ho scelto io – ognuna con un significato e un’importanza. Dagli School Night Wines (i vini da tutti i giorni per intenderci) agli A colpo sicuro, dai Nuovi equilibri (che racchiude la nouvelle vague dei produttori con un approccio ancestrale all’enologia) ai Vini di sale, dagli Intramontabili ai Saranno famosi, dai Figli della cooperazione al Chianti Classico (che ha una sezione a sé perché è il territorio del mio cuore), dagli Innamoramenti ai Pussy Power (vini prodotti da donne che per forza dimostrano grande carattere visto che questo resta un modo maschile e purtroppo parecchio maschilista).

Cosa le è rimasto di più di questa esperienza? In positivo e in negativo…

Il piacere di ritornare a scrivere. E di poterlo fare raccontando un pezzo della mia vita, degli incontri, a volte gli scontri, le interazioni, le amicizie nate, gli sguardi, le mani… È un libro d’amore, che mi ha permesso di ricordare il perché io abbia iniziato a occuparmi di vino. Per l’amore verso un mondo reale e magico insieme.

Come è cambiato il mondo del vino (sotto svariati punti di vista, dalla produzione, al marketing alla comunicazione …) nei venti anni in cui l’ha “assaggiato”, in lungo e in largo…

Soprattutto è cresciuto. Sia in termini di numeri, più produttori, più vini, più territori, sia in termini di consapevolezza, conoscenza, orgoglioso rapporto con la terra.

Oggi Eleonora come si racconta lontano dal Gambero?

Come una donna cresciuta, in un’esperienza diversa, in cui in qualche modo mi sono rimessa in gioco completamente. Della mia vita al Gambero mi manca l’interazione con alcuni colleghi e con il mondo produttivo, nel suo insieme, trasversalmente parlando.

C’è in assoluto un vino del cuore?

Ce n’è tanti, a dire il vero. Per fortuna, aggiungo.

Che bottiglia stapperà questo Capodanno?

Ne stapperò più di una. Ci sarà certamente Champagne, Chianti Classico, Barolo.

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Divina Vitale
Toscana pura, giornalista nel Dna, ho una laurea in lettere moderne conseguita all’università di Firenze. Non ricordo bene quando ho iniziato a scrivere, ma ero parecchio bassa. I colori e i profumi della natura mi hanno sempre ispirato, la mia valigia è piena di parole… e mi concedo spesso licenze poetiche… Poi è arrivato il vino, da passione a professione. A braccetto con la predisposizione e pratica attiva per i viaggi e la cucina internazionale e ancor più italiana… assaggiare ed assaggiare… sempre. E’ giunto il momento di scriverne, con uno spirito critico attento. Da sommelier ho affinato certe tecniche di degustazione ma quello che conta nel vino,come nella vita, è l’anima. Basta scoprirla. E’ bello raccontare chi fa il vino e come lo fa. Perché il vino è un’inclinazione naturale…

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