Cresciuto professionalmente accanto al noto enologo Luca D’Attoma, oggi Andrea Lupi prosegue la sua attività di enologo consulente sommando collaborazioni non solo in tutta Italia ma anche in Europa.

Lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare un po’ di novità.

Usciti da una vendemmia complicatissima come la 2023 come si guarda al domani, soprattutto in virtù del cambiamento climatico?

Si l’annata è stata piuttosto complicata e come dico sempre anche ai miei clienti ha fatto emergere tutti i punti deboli delle aziende. Per prima cosa, ora, dobbiamo fare un analisi di tutte le criticità di questo anno in modo da trasformare i punti deboli in punti di forza per il futuro. In virtù del cambiamento climatico credo si debba seriamente cambiare modo di pensare a partire dalla gestione dei suoli e di tutto l’ecosistema vigneto che deve essere rafforzato: in assoluto bisogna aumentare la biodiversità in vigneto.

La sua filosofia in vigna e cantina?

Amo profondamente la vigna e i sapori che si possono ottenere da essa: un fattore che fa veramente la differenza. I suoli e i territori donano sapore ai vini. In cantina dobbiamo solamente essere bravi a tradurre tutto ciò…

Come è cresciuto con il vino, come l’ha cambiata?

Sono “partito dal basso “ nel 2003 come cantiniere. Nel frattempo portavo avanti i miei studi di Viticoltura ed Enologia e mi piaceva tantissimo. Ma la curiosità era troppa per rimanere fermo in un’azienda e quindi, dopo  alcune esperienze come enologo interno, ho colto al volo l’opportunità di fare la libera professione. La prima in collaborazione con Luca D’Attoma. Dal 2020 sono solo. Come mi ha cambiato non lo so, ma sicuramente la possibilità di vedere e conoscere tanti territori  ha amplificato il mio modo di pensare vino.

Il suo vino ideale se c’è…

No, non c’è o ce ne sono tanti….è quello che ti fa fare: wow!

Cosa è fondamentale per un enologo?

La volontà di pensare a qualcosa di diverso da quello che c’è adesso.

L’enologo del futuro?

Servirà ancora più professionalità che in passato,  anche se come figura magari resterà più dietro le quinte. Non credo in un’enologia fai da te però, molto spesso porta a prodotti poco sani.

Lei lavora all’estero, in Spagna per esempio ha un progetto bello, ce lo racconta?

È un azienda a cui tengo molto e a cui mi lega un rapporto di amicizia, oltre che professionale. Collaboro con loro ormai da una decina di anni. L’azienda si trova nel comune di Sant Marti Vell ad una ventina di km da Girona. Nasce per volere di una signora italiana, Elsa Peretti, famosa  disegnatrice di Tiffany (tra le sue opere il famoso cuore di Elsa), che innamorata di questo posto, (dove tra l’altro ha passato gran parte degli anni della sua vita dedicandosi ad arte e spettacolo), ha deciso di “donare” una bellissima cantina che nasce su suoli vulcani fuori da ogni denominazione,  di fronte alla Costa Brava.

Progetti futuri e presente

Al momento sono super concentrato nel strutturare al meglio la mia attività e sempre pronto ad accogliere nuove sfide.

 

 

 

 

 

 

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Toscana pura, giornalista nel Dna, ho una laurea in lettere moderne conseguita all’università di Firenze. Non ricordo bene quando ho iniziato a scrivere, ma ero parecchio bassa. I colori e i profumi della natura mi hanno sempre ispirato, la mia valigia è piena di parole… e mi concedo spesso licenze poetiche… Poi è arrivato il vino, da passione a professione. A braccetto con la predisposizione e pratica attiva per i viaggi e la cucina internazionale e ancor più italiana… assaggiare ed assaggiare… sempre. E’ giunto il momento di scriverne, con uno spirito critico attento. Da sommelier ho affinato certe tecniche di degustazione ma quello che conta nel vino,come nella vita, è l’anima. Basta scoprirla. E’ bello raccontare chi fa il vino e come lo fa. Perché il vino è un’inclinazione naturale…

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