Giulia Scalzini, Poggio al Grillo

TOSCANA Carica di under 40 alla guida di aziende vitivinicole in Toscana. Dato che non fa che confermare la scelta di tornare alla terra da parte delle nuove generazioni. Di padre in figlio, cioè per eredità familiare, oppure per scelta, consapevoli del rischio d’impresa. E si parla di 9 milioni di italiani, collocati tra i 30 e i 40 anni di età, sempre di più indirizzati ad un consumo consapevole del vino. Sfreccia in cima alla classifica il Chianti, anche per estensione, dove i produttori under sono ben 251. A Montepulciano oltre il 37% delle cantine è condotto da un giovane (l’età media dei titolari di azienda è di 48 anni). Un dato ancora più significativo è che il 45% degli impiegati a tempo indeterminato nel vino (oltre mille in totale) sono sotto i 40 anni e la percentuale cresce con gli avventizi durante il periodo della vendemmia. A Montalcino sono circa una quarantina le aziende che registrano under quaranta al loro interno. E ancora Bolgheri, considerando la dimensione “intima” della denominazione, almeno 10 aziende sulle quaranta iscritte alla Doc Bolgheri registrano under 40 tra i proprietari o diretti discendenti.

Giulia Scalzini ha 22 anni ed è tra le più giovani produttrici. Poggio al Grillo si trova in un versante di Casavecchia, a Castagneto Carducci. Dopo un viaggio a Bordeaux ha deciso di studiare enologia. L’azienda di piccole dimensioni produce 5000 bottiglie, rivolte al mercato italiano, ma cerca espansione. La curiosità è che si tratta di Aleatico e non del taglio bordolese caro a Bolgheri, seppure nel solito comune. “Mio padre mi ha trasmesso la passione per questo vitigno considerato più isolano, si tratta infatti di una varietà non tipica di Bolgheri, ma su cui abbiamo investito”. L’azienda è in piedi dal 2008, la prima bottiglia il 2012, il rosato da cui hanno sviluppato anche il passito (2015). “C’è molta poesia e creatività attorno al vino – conclude – e per questo lo considero un mondo giovane, fatto per i giovani. Inoltre trovo molta disponibilità, rispetto ad altri settori,  da parte dei produttori già navigati ad aprirci il loro mondo, ad insegnare. Poi è chiaro devi essere disposto a fare gavetta e avere la volontà e il lavoro nel sangue”.

Matteo Sorelli e Emiliano Burini, sono due soci di poco più di 30 anni. L’azienda, Fattoria Petriolo, si trova sopra Rignano, producono Chianti e un po’ di toscano, per  45 ettari di vigneto e circa 12.000 bottiglie. “La nuova cantina – spiegano – l’abbiamo realizzata nel 2010, con l’aiuto dei finanziamenti all’ imprenditoria agricola giovani. Noi vendiamo vino sfuso e le nostre etichette. Nel primo caso il prezzo subisce delle oscillazioni enormi: raddoppia o si dimezza, quindi per chi vende solo sfuso rappresenta un grande problema. La necessità più grande per il Chianti sarebbe quindi la stabilizzazione del prezzo. Siamo giovani imprenditori ma sono orgoglioso di dare lavoro a tre persone fisse più lavoratori stagionali, che vanno dagli anziani esperti agli studenti. L’obiettivo è di crescere la quota dell’imbottigliato per programmare l’azienda e migliorare il processo, con più marginalità di guadagno”.

Famiglia Mariani Montepulciano

Niccolò Mariani di Cantina Del Giusto a Montepulciano, 33 anni, ha raccolto la tradizione del bisnonno, nel primo dopoguerra, quando produceva vino nelle cantine dei nonni. “Rappresento la quarta generazione  – racconta-. L’azienda è gestita a livello familiare, produciamo 5 tipologie di vino, olio extravergine di oliva e cereali. Oltre al mercato locale siamo posizionati in molti paesi europei come la Russia, ma anche Canada ed alcuni stati dell’America”. E il classico scontro generazionale. “Dopo l’università di Agraria a Perugia i miei credevano che volessi rivoluzionare i metodi di  vinificazione, stravolgendo            quello che avevano costruito dopo tanti anni di esperienza e sudore. In realtà ho dato vita ad un nuovo prodotto, nuovi impianti e alla cantina. Le modifiche sul metodo di vinificazione hanno sempre mantenuto un grande     rispetto            per la tradizione”. Un settore, quello del vino, fin troppo in evoluzione. “Le leggi – continua – cambiano con  frequenza disarmante: spesso ti ritrovi a frequentare un corso di aggiornamento sapendo che quello di cui parlano tra pochi mesi non servirà più. I numeri stanno  cambiando: fino a pochi anni fa il primato di produzione enoica era conteso tra Italia e Francia, poi sono arrivati gli Usa e, negli ultimi due anni, la Cina si è insediata al primo posto in termini di produzione. Oggi non si può stilare un modello fisso di crescita ed adattarsi, cercando di espandere la propria azienda … come invece accadeva in passato”.   E il futuro della denominazione è bio “sostenibile”. “Vengono premiati – conclude –  prodotti che arrivano da un’agricoltura non convenzionale, quindi  biologica o sostenibile. La nostra DOCG è  la prima in Italia ad essere stata dichiarata “sostenibile”     a seguito di un progetto integrato di filiera”.

Alessandra Casini Bindi Sergardi

Alessandra Casini Bindi Sergardi, 40 anni, proviene da una famiglia che opera da oltre 700 anni nel Chianti Classico. Tre le tenute che dirige da quando aveva 28 anni: Mocenni, I Colli e Marcianella, oltre  mille ettari, una passione mantenuta per ben 23 generazioni. “Negli ultimi anni ci siamo concentrati molto sulla produzione e la comunicazione. Nonostante il mercato sia affollato ed estremamente competitivo, quest’anno siamo riusciti a crescere a doppia cifra soprattutto grazie ai vini di alta fascia. Abbiamo consolidato sui mercati storici come USA, Germania ed Europa ed incrementato in Asia e Sud America. Questa diversificazione fa ben sperare oltre che per l’aumento consolidato del fatturato, anche e soprattutto per la divulgazione del brand”. Un mondo sempre più guidato dai giovani e anche dal gentil sesso. “L’età aiuta ad avere la grinta, la forza, la voglia di conquistare il mondo – continua.  L’età media del team che ho costruito in questi anni è sotto i trenta. Giulia Bernini,  sales manager ne ha solo 27!  Tra l’altro, soprattutto nei mercati emergenti, la crescita dei consumi sembra essere determinata dagli under 40 e dalle donne, e per un’azienda come la nostra, che ha investito in un team di giovani donne, si tratta di un gran vantaggio. Infine la preferenza del consumatore in quasi tutti i mercati si sta spostando prepotentemente verso i monovarietali.  In nessuna parte del mondo il Sangiovese si esprime ai massimi livelli come da noi. Abbiamo la possibilità di comunicare in modo unico, semplice e diretto la qualità e la tradizione della nostra terra”.

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