Si pensa ad un Consorzio unico. Siamo ad un passo storico in terra di Lambrusco. L’idea nasce dai giovani, i giovani del Lambrusco che è anche l’hashtag con cui si sono presentati.

Progetto Giovani è il nome dell’iniziativa lanciata dal Consorzio e che ha come obiettivo la promozione delle nuove leve, premiando l’impegno dimostrato sul territorio nella valorizzazione del Lambrusco. Il progetto, infatti, coinvolge tutti i giovani che si trovano alla guida di aziende familiari o che all’interno di esse si adoperano per la produzione o commercializzazione del prodotto finito. I protagonisti hanno già sviluppato una notevole esperienza del settore, ma in aggiunta hanno anche quella grinta e quell’energia necessarie a comunicare un mondo tanto affascinate quanto complesso, all’interno del quale sfaccettature, stili e interpretazioni differenti si combinano per dar luce ai diversi colori del Lambrusco.

Un super Consorzio che unisca Reggiano, Colli di Scandiano e Canossa, Sorbara e Salamino, Modena, Grasparossa di Castelvetro di cui si parlerà a fine giugno all’assemblea dei soci  dove tutti saranno chiamati ad esprimersi in merito. “Il cuore è in Emilia – ha detto il neo eletto direttore Giacomo Savorini – e i territori di Reggio Emilia e Modena chiederanno avallo per fusione tra i Consorzi a partire dal prossimo anno. L’idea è partita dai ragazzi che puntano verso i prossimi 50 anni dove si producono da un milione a un milione e due di quintali di uva. Il Lambrusco con tutte  le sue sfaccettature.  Parliamo tutti una lingua comune e bisogna trasmetterlo al mondo con un lavoro più condiviso e più diretto. La volontà è raggiungere le delibere, a fine giugno nelle singole assemblee”.

“C’è bisogno di un paese che riconosca il Lambrusco come vino nazionale – continua – . Il Lambrusco siamo noi. La diversità di impostazioni è chiara, sono 13 vitigni in zone completamente diverse che debbono diventare ricchezza. Non abbiamo concorrenti nel mondo. E andiamo incontro a tutti i gusti. Mega versatilità. A volte ci si può vergognare di dire che si beve Lambrusco invece serve il coraggio di uscire anche tra i giovani. C’è tanto da raccontare, fieri di queste diversità, che vanno valorizzate. Siamo storie e le possiamo raccontare. I giovani ne vanno fieri e non vedono l’ora di aprirsi a tutti”.

“Le nuove generazioni di sommelier iniziano a chiedere lambrusco – aggiunge Alessandro Medici,  classe ’93 -. Stiamo vivendo un vero rinascimento.  Il nostro è un vino che si presta a tante cucine internazionali. Il Giappone, per esempio, per la nostra azienda, è il primo mercato. Mio nonno da Presidente lo aveva proposto nel ’93. Ma ancora non erano tempi adatti si vede. Per l’unificazione sono molto contento, è una condizione fondamentale per la comunicazione del nostro territorio. Uniti si può. Giugno è un appuntamento importante”.

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