Caterina Sacchet è figlia d’arte, 35 anni e una laurea in enologia. Suo padre Giovanni Carlo Sacchet è stato il fondatore, 51 anni fa, con Antonio Mario Zaccheo della Carpineto Grandi Vini di Toscana.Lo stesso che nel 1994 conquistò il titolo di Miglior winemaker dell’anno di IWSC, lo ha sempre seguito in vigna e per le maggiori cantine. Ha studiato e fatto pratica in Francia, in Borgogna e in Australia a vivere, in prima persona, l’enologia del nuovo mondo.

Vivace, curiosa, solare parlando di se stessa racconta di non avere mai giornate uguali: “mi sveglio presto e con l’aiuto dei miei collaboratori svolgo quello che considero il più bel lavoro del mondo, un’attività che a cominciare dalla vigna mi coinvolge a trecento sessanta gradi.”

E’ un’enologa che vuole interpretare, attraverso la sua filosofia di produzione, il territorio di provenienza attraverso la migliore espressione del  vino prodotto. Tra le sue “creature” si contano soprattutto vini interpreti di uno splendido vitigno con il quale è cresciuta, il Sangiovese.

Come ci si sente ad essere gli enologi di cinque aziende che suo padre ha contribuito a creare?

E’ una esperienza molto complessa ma bella al tempo stesso. Ma soprattutto una grande responsabilità.

Come ha scelto la strada dell’enologia?

Sono nata e cresciuta tra i vigneti del Chianti Classico, pertanto i valori della tradizione vitivinicola mi sono stati trasmessi naturalmente, come dire, sono ormai trascritti nel mio Dna. Non potrei mai immaginare una vita al di fuori di questo contesto, che è la mia principale passione.

Cosa si ricorda degli inizi? E cosa ricorda di suo padre?

L’esperienza di ogni giorno è un ricordo: ricordi belli e ricordi brutti… Sicuramente indelebili sono i primi giorni passati all’interno del laboratorio aziendale, dove mio padre mi insegnava a conoscere, a capire come da un acino di uva si potesse produrre un qualcosa di così complesso come il prodotto vino. Avevamo un rapporto molto forte, fin da piccola mi ha sempre reso partecipe della sua passione ed è così che mi ha trasmesso la passione per il vino. Tutti i suoi insegnamenti, tutte le sue considerazioni sono i miei capisaldi attuali per condurre l’intera azienda.

Oggi pensa che sarebbe fiero di lei? Spero proprio di si… almeno fin’ora!

Quale territorio rispecchia di più le sue aspettative nel vino?

Sono nata e cresciuta in Toscana e ho sempre vissuto questi terroir, anche se diversi l’uno dall’altro cerco di estrarre da ognuno le migliori caratteristiche, per poi ritrovarle nei miei prodotti.

Ha un terroir del cuore, un vino del cuore?

Non ho un terroir preferito ma adoro ogni angolo della Toscana e tutti suoi vini… Considero tutti i vini che produco miei figli, da crescere. Se proprio devo avere un preferito, direi il nostro Dogajolo Bianco, solo perché è il mio primo vino prodotto dopo la laurea. È un blend di Chardonnay, Sauvignon e Grechetto, caratterizzato da un complesso bouquet floreale, con leggeri sentori di frutta tropicale. Ideale fresco, in queste serate di estate.

La sua è una storia al femminile di coraggio ed intraprendenza. Qual’è il momento lavorativo che più apprezza?

Sono talmente coinvolta in questo mondo che riesco a trovare un lato positivo in qualsiasi momento dell’anno. Ovviamente il periodo più emozionante è la vendemmia, ogni annata è differente e ha delle sorprese da scoprire solo vivendole.

Che tipo di enologa si definisce?

Direi molto tradizionale, ma sempre all’avanguardia. Ho avuto un grande maestro.

Cosa non deve mai perdere di vista un enologo?

Il mio obbiettivo è sempre la qualità e per mantenere alto questo parametro non bisogna mai perderlo di vista oppure dare per qualcosa per scontato. L’enologo inizia a prendere confidenza con la nuova annata dalla ripresa vegetativa della pianta in vigna fino alla completa maturazione del frutto. Una volta in cantina, in base alle esperienze vissute, deve riuscire a estrarre le migliori caratteristiche intrinseche per ottenere il massimo della qualità che si deve preservare nel tempo.

Qual’è il vino di cui va più orgogliosa?

Il vino che mi ha reso orgogliosa come enologa è il Brunello 2015, la prima annata proveniente dalla nostra azienda. Annata 2015, annata spettacolare che ogni enologo sogna di avere. Di grande struttura e  carica polifenolica ideale per vini a lungo imbottigliamento.

Progetti futuri per ogni azienda…

I progetti futuri sono innumerevoli, a partire dal rinnovamento dei vigneti, al potenziamento degli impianti di imbottigliamento. E forse anche la creazione di qualche nuova etichetta…

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