Elena Fucci Bolgheri

Ha deciso di investire in un territorio difficile, lontano dai circuiti blasonati. Una scelta di cuore, di sangue. Siamo nella parte nord della Basilicata, in Contrada Solagna del Titolo, ai piedi del Monte Vulture. L’azienda nasce con lei,  Elena Fucci, classe ’81, nel 2000, quando decise di tenere i vigneti di famiglia e studiare Viticoltura ed Enologia a Pisa. Una sola etichetta Titolo, Aglianico del Vulture in purezza che racconta, nel bicchiere, una bellissima storia al femminile. Le vigne appartenevano al nonno di Elena, Generoso, acquistate negli anni ’60. Oggi lei è una delle enologhe più apprezzate nel panorama vitivinicolo italiano. E continua la strada fatta di sogni e realtà. Sempre coi piedi ben ancorati a terra.

L’abbiamo incontrata durante una mini vacanza bolgherese.

I momenti più significativi della carriera?
Quelli dei primi riconoscimenti, è una grande soddisfazione quando il tuo lavoro viene compreso ed apprezzato.

Cosa non dimenticherà mai degli insegnamenti ricevuti?

Il più importante è stato quello di rimanere semplici e sempre con i piedi per terra.

Un maestro reale?

Mio nonno e mio papà, persone semplici e che nella vita hanno sempre lavorato duro.

L’enologia e l’azienda. Che passo è intercorso?

Provengo da una tradizione viticola e non enologica, nonno e bisnonno avevano i vigneti e vendevano le uve quindi la parte enologica inizia con me. E’ molto controverso non avere tradizione nella vinificazione perché da un lato mi ha aiutata ad esprimermi a pieno ed a fare esattamente come pensavo, mentre  in alcuni casi ho sentito la mancanza di un consiglio di esperienza. Comunque  l’approccio all’enologia è di continua ricerca e sperimentazione ed è anche l’unico modo per crescere nella qualità.

Ha avuto molto successo. Quale pensa siano state le carte vincenti?

Intraprendere un percorso di vita come questo, così giovane, ho iniziato a 18 anni, ha fatto notizia. C’era bisogno di giovani che ritornassero alle origini. Poi  lavorare seriamente, lo studio e la concretezza hanno fatto il resto. Credo non ci sia una ricetta vera e propria l’impegno, la serietà e la passione aiutano molto.

Elena Fucci San Guido Bolgheri

Stiamo attraversando un periodo come non mai. Cosa vede nell’immediato futuro?

E’ un periodo che nessuno avrebbe mai immaginato di affrontare, tutti lo avevamo visto solo nei film. C’è chi sostiene che molte cose cambieranno, secondo me invece tutti noi non vediamo l’ora di tornare a fare quello che facevamo prima: viaggiare nel mondo, lavorare, andare a scuola, andare a ballare ecc… Credo di non sbagliare affermando che il sentimento che ci accomuna tutti in questo momento è tornare, quanto prima, alla normalità.

Titolo. Che vino è? Come lo descrive? 

E’ un vino moderno ma non modernista. Moderno, perché è la mia visione dell’Aglianico del Vulture. Non modernista perché lavoriamo nel rispetto del vitigno e del terroir. Le caratteristiche principali sono mineralità, acidità e tannicità. Lavoro per estremizzare queste caratteristiche e mai per “addomesticarle”. Il Vulture deve avere una propria identità espressa e ben riconoscibile nel bicchiere, senza dover, per forza, somigliare ad altri vitigni o ad altri territori.

Quanta strada ha fatto e quanta ancora da fare? 

Se mi guardo indietro, fino a 20 anni fa, non posso che vedere il bicchiere mezzo pieno. Tanto è stato fatto in termini di comunicazione, le cantine del territorio sono cresciute , la qualità media è migliorata, l’enoturismo è aumentato. il Vulture nel mondo del vino rappresenta una nicchia di per sé, vengono prodotte in tutto il territorio un milione e mezzo di bottiglie: la strada da perseguire è senza dubbio  quella della qualità.

La sua bravura ha fatto sì che in molti si siano attivati per avere una consulenza. Come vive questa fase?

Sono stata contattata più volte ma non seguo nessuna azienda oltre alla mia. Il  lavoro che svolgo con mio marito Andrea è a tutto tondo, dalla vigna alla cantina, dalla comunicazione alla commercializzazione , rimane poco tempo da dedicare ad altro. Però,  in futuro, spero di riuscire a conciliare le due cose,  sarebbe un grande stimolo di crescita professionale.

Progetti futuri ?

Sperimentazioni con altri vitigni nel mio territorio.

Il vino che avrei voluto fare …. Una grande bollicina! Quello che vorrei fare…. Un Grande Sauvignon Blanc!

 

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Divina Vitale
Toscana pura, giornalista nel Dna, ho una laurea in lettere moderne conseguita all’università di Firenze. Non ricordo bene quando ho iniziato a scrivere, ma ero parecchio bassa. I colori e i profumi della natura mi hanno sempre ispirato, la mia valigia è piena di parole… e mi concedo spesso licenze poetiche… Poi è arrivato il vino, da passione a professione. A braccetto con la predisposizione e pratica attiva per i viaggi e la cucina internazionale e ancor più italiana… assaggiare ed assaggiare… sempre. E’ giunto il momento di scriverne, con uno spirito critico attento. Da sommelier ho affinato certe tecniche di degustazione ma quello che conta nel vino,come nella vita, è l’anima. Basta scoprirla. E’ bello raccontare chi fa il vino e come lo fa. Perché il vino è un’inclinazione naturale…

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