Diano D'Alba paesaggio

Viaggiare nelle Langhe è tuffarsi in un circuito familiare di artigiani del vino. Un abbraccio collettivo di gente che ha i piedi ben piantati per terra. Soprattutto è incoraggiante trovare tanti giovani, molti di  lignaggio ma anche no, che a poco più di 20 anni si sono messi alla guida di aziende, in quel Piemonte così storicamente importante dal punto di vista enologico e di riconosciuto prestigio mondiale. Ben 206 erano le cantine presenti al Palazzo Mostre e Congressi ‘G. Morra’, per le Anteprime di Grandi Langhe, la manifestazione dedicata alle nuove annate di Barolo (2015),Barbaresco (2016), Roero (2016) e agli altri vini Doc del territorio.

Ho consumato il mio solito assaggio randagio, partendo dai produttori più conosciuti e famosi, poi seguendo il mio fiuto, mi sono concentrata sui biologici e le nuove generazioni di produttori. E ho fatto proprio delle belle scoperte.

La 2016, sui rossi, anche in Piemonte, attesta vini di grande materia, tantissimi profumi, con bouquet floreali intriganti e tanta frutta. Eleganza e persistenza. Soprattutto per i Barbera Superiori e il re Barbaresco.

La 2015 per i Barolo restituisce tanta diversità perché nei grandi territorio del vino, come si sa, la microzona è tutto. E durante queste Anteprime la presenza della neve ha fatto ben capire questa diversità, i sorì o cru che dir si voglia, erano visibili a tutti, a colpo d’occhio. Il buon piemontese me lo ripeteva: “oggi vedi bene dove vale la pena investire e dove no…”. Vini tutti da scoprire, tutti da leggere, con importanti note fruttate e speziate, avvolgenti, di grande dinamismo. Ma ripeto la zona è tutto.

Sergio Abrigo Cantina Diano D’Alba

E’ stato bello anche scoprire che ci sono luoghi come Diano D’Alba dove per fortuna si produce ancora Dolcetto e di quello buono. Un’azienda per tutte è quella di Giovanni Abrigo, o meglio dei figli di 25 e 23 anni, rispettivamente Giulio e Sergio che con grande ambizione stanno sommando nuovi progetti vitivinicoli, a partire dalla cantina, tra poco a regime. Il Dolcetto infatti fuori da certe zone fatica molto a resistere. E’ un vitigno molto selettivo ed esigente. Ma quanto incontra i terreni giusti diventa una punta di diamante. Come in questo caso, se posso confermare.

Dolcetto Diano D’Alba Abrigo

L’azienda ha festeggiato 50 anni nel 2018 e conta la terza generazione di produttori. Un’altra faccia importante degli Abrigo sono senza dubbio i noccioleti. Mai assaggiato una nocciola così buona. “Parcellizziamo dalla fine degli anni Settanta – racconta Sergio. Dal 2015 invece seguo i vini in prima persona come enologo. Diano coi suoi 500 metri è la zona più alta del Barolo. Siamo cresciuti coi piedi ben piantati nella vigna e semmai pensassimo ad ingrandirci lo facciamo sempre col progetto di nuovi acquisti di terreno. Non se ne parla di comprare uva”. Oggi l’azienda conta 13 ettari di cui 5 a Dolcetto. Poi oltre a Barolo si produce Barbera e Nebbiolo.

La produzione di Dolcetto è molto limitata, il Cru Garabei (l’assaggio della bottiglia del 2009 è stata esaltante, ancora tanta freschezza e piacevolezza) conta circa 4500 bottiglie (3 ettari con piante di 50 anni). Il Cru Crava invece 4000.

Claudio Fenocchio Orange Wine

Passaggio obbligato è stato quello a casa dell’azienda Giacomo Fenocchio, dove Claudio il figlio produce uno dei Baroli più buoni che abbia assaggiato negli ultimi anni. Un vero artigiano del vino che si presenta con il sorriso e ti apre bottiglie pazzesche, dopo la 2009 del cru Villero è arrivata anche la 2000. In tema di Barolo, oserei dire, proprio uno dei miei cru preferiti.

Tra l’altro la novità sta nell’Orange Wine 100% Arneis, “Anima Arancio”, da uve provenienti dai vigneti nel comune di Monteu Roero, a 350 metri sul livello del mare, esposti a Sud-Est. Una lunga macerazione sulle bucce, che dura più di un mese in acciaio, e dona al vino complessità e spiccata identità territoriale, dovuta ad una maggiore estrazione di sostanze polifenoliche aromatiche, che rendono ancora più forte la voce di questo vitigno autoctono molto antico.

Quindici ettari, gran parte nella Bussia. Giacomo acquista subito dopo la guerra. Da allora, che il vino era più una merce di scambio, le bottiglie oggi sono quasi 100.000 e gli ettari più che raddoppiati. Si arriverà a 17.

tasting Cru Fenocchio 2015

Il Nebbiolo 2017 si presenta pieno di profumi e tanta croccantezza in bocca. Resta e seduce.

Cannubi 2015 mi ha entusiasmato. Un naso vivo, vibrante, rosa e frutta rosso-nero, ma anche spezia. Grande salinità, avvolgente in bocca. In equilibrio dal primo all’ultimo sorso.

Bussia 2015 tanta frutta e caramella. Complessità ed eleganza. Entra con dolcezza, spinge articolandosi in bocca. Leggera astringenza del tannino ma si dimentica subito. Allunga. Finezza e bellezza.

Villero 2015 al naso ancora un po’ scontroso, entra con dolcezza e offre grande dinamismo. Tira ai lati, ti rapisce. Vibrante ma necessita di coricarsi per poi mostrare la grande bellezza che questo Cru sa regalare.

Castellero 2015 grande tensione. Ancora in fase di ragionamento. Ma i presupposti ci sono tutti.

Mensione speciale per Cannubi 2009 con grande espressione di ciliegia al naso. Dolcezza ma sempre in armonia, con misura. Chiude perfetto lasciandoti gongolare.

Villero 2009 maggiore speziatura, pepe a tratti, infinito al naso come in bocca. Grande bottiglia.

Villero 2000 non vorrei parlare troppo. Basta solo dire che me lo sarei potuto bere tutto alle 9.30 di mattina. Un vino pericoloso ;)))

Villero Barolo Fenocchio

Dopo le Storie di vino sono numerose le bottiglie assaggiate. Qua sotto proporrò una selezione di quello che mi ha colpito di più…

RANDAGISMI IN LANGA

Monchiero, Barolo Rocche di Castiglione 2015 Si presenta con un misto di  rose rosse, viola e frutta matura. In bocca entra bene, lieve, si rende morbido e fa intravedere grande eleganza.

Vajra Barbera D’Alba Superiore 2016 tanta nocciola e cioccolato. In bocca è snello, deciso. Molto piacevole Bricco delle Viole 2015, Barolo Si apre subito con note terziarie, tabacco, caffè. In bocca si snoda con scioltezza e va dritto al punto. Grande equilibrio.

Paolo Scavino, Barolo Riserva Rocche dell’Annunziata 2013 Un vino di grande profondità all’olfatto. Scende liscio come olio in bocca, morbido, elegante. Ottimo

Vietti, Barbaresco Masseria 2015 Netto, grande pulizia e freschezza. Barolo Castiglione 2015 Dinamico, si aggrappa in bocca, si muove con leggerezza. Fine

Conterno Franco Barolo Riserva Bussia 2013 Ti invita con dolcezza, in bocca gira e stacca in acidità nel finale. Bella compostezza nel bicchiere, grandi profumi. Scioltezza

Simone Scaletta Barolo Riserva 2015 e Bussia 2015 Vini di grande carattere. Invitano all’assaggio e si muovono con interesse in bocca. Verticalità e ottima beva.

Ettore Germano Nascetta 2017 e Herzù Riesling 2017 Bianchi interpretati ottimamente. Testimoni del territorio in cui nascono. Grande piacevolezza ed armonia

Scarzello Triade molto interessante Nebbiolo 2017, Barbera 2016 Superiore e Barolo 2014. Filo conduttore comune di vini eleganti e piacevoli

Oddero Poderi e Cantine Barbaresco Gallina 2015 Naso verticale con punta di dolcezza. In bocca soddisfa e vibra, nervo vivo. Molto buono Su tutta la linea uno stile ben marcato, pulizia, lunghezza e rotondità. Con Vignarionda 2008 si raggiunge il top

Giulia Negri, Barolo Serredenari Cru Tartufaia 2015 Tutti e tre i vini molto buoni ma questo  mi ha colpito più per il carattere e la freschezza. Un vino verticale, molto piacevole al naso e in bocca. Fine e pulito

Giulia Negri

Tenuta l’Illuminata, Barolo Riserva 2013  I terziari non si fanno attendere al naso ma in bocca si snoda con grande piacevolezza e morbidezza.

Castello di Verduno, Barbaresco 2016 Un vino schietto, verace e teso. Espressione lucida ed equilibrata. Buono

Alessandro Rivetto Nebbiolo 2016 naso pulito, snello in bocca si stende con disinvoltura e conquista. Il cru Vignaronda 2012 nel momento ideale, grande finezza e persistenza

Giacosa Fratelli Barolo Scarrone 2014 naso intrigante, spezie e frutti di bosco, spunta anche il pepe

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