Giovane ma con un bagaglio professionale già importante. La passione per il Cabernet e l’esperienza a Bordeaux, a Chateau Palmer prima e a Torbreck, in Barossa valley, Australia, dopo. Infine l’approdo a Bolgheri, nel 2009, in una delle aziende più importanti del panorama territoriale, Argentiera. Classe ’82, Nicolò Carrara è un timido ma con le idee chiare. Di poche parole ma molto determinato, soprattutto sul vino che vuole fare. La vigna è un posto a cui non riesce proprio a rinunciare tanto che assieme al padre agronomo, lui dice per hobby, ha creato anche una piccola azienda a Guardistallo dove produce un blend di Cabernet Franc e Merlot e un Vermentino.

Dove nasce come enologo e perché ha scelto questa strada? 

Ho studiato a Pisa Enologia e Viticultura, ma la passione per la vite e poi per il vino mi è stata trasmessa da mio babbo Mauro, agronomo, che mi ha fatto innamorare di questo mondo sin da bambino. Ho lavorato in vigna durante l’estate, ai tempi dei liceo, mi piaceva un sacco, la gente pensava fosse una punizione.

L’esperienza più formativa e quella più importante professionalmente?

Sicuramente un punto di svolta della mia esperienza sono stati i 3 mesi a Chateau Palmer, a Bordeaux, vendemmia 2007. Lì ho capito quanto fosse profonda la cultura del vino in Francia e quanto si giocasse tutto su dettagli. Ma l’esperienza più importante non può che essere Argentiera.

Argentiera. Quanto l’ ha fatta crescere e maturare come enologo?

Moltissimo ovviamente, ad Argentiera devo tutto, un’azienda con un progetto importantissimo e con un potenziale enorme. Ma l’azienda è fatta soprattutto di persone che hanno condiviso con me conoscenza e passione per questa realtà.

Qui si interfaccia, tra l’altro, con mostri sacri dell’enologia mondiale. Cosa vuol dire lavorare accanto a loro nella creazione di un vino? 

Il team di Argentiera è ormai consolidato ed è molto stimolante  lavorare con professionisti del genere. Come dico sempre il blend di un vino lo iniziamo in vigna quando assaggiamo le uve e iniziamo ad immaginarci il carattere di quel vigneto.

Il vino che le ha cambiato la vita e quello che non smette mai di stupirla… 

Chateau Margaux 2001, assaggiato nel 2007 da loro, pensavo fosse un campione di barriques da quanto era giovane e vivo. Ventaglio 2015, il nostro Cabernet Franc che ogni volta sembra migliorare, forse perché giovane.

E’ anche un piccolo produttore ci racconta questa storia, a parte…

Avevo bisogno un hobby! Con mio babbo dovevamo piantare della vigna, era un sogno da realizzare.

Se non avesse scelto la Toscana dove avrebbe voluto far vino e perché?

Sicilia sicuramente, perché hanno un potenziale altissimo e poi per il mare.

Che tipo di enologo si sente? Ci sono varie scuole come in tutte le professioni…

Mi sento un enologo non troppo interventista, vorrei fare vini legati al proprio terroir. I vini devono esprimere fortemente il luogo di appartenenza, solo così potranno distinguersi.

La sua ambizione? 

Produrre Bolgheri migliori di Bordeaux

Lei è anche consulente,  cosa non deve mai perdere di vista un professionista che lavora su più realtà? Anche vicine?

Non posso definirmi consulente, ma una cosa che ho imparato è che anche all’interno di una piccola Doc come Bolgheri, le differenze possono essere enormi. Da non crederci.

A lei che tipi di vini piacciono?

Vini eleganti e bevibili. Il mio preferito forse è il Cabernet, ma non disdegno Nebbiolo e Sangiovese.

Ha un momento della sua carriera che ricorda con particolare emozione?

La cena sul viale di Bolgheri lo scorso 31 agosto, quando ho visto a metà della serata quel viale illuminato pieno di persone a bere vino.

Cosa le piace di più e cosa no del suo lavoro?

Il primo giorno di vendemmia, dove tutto il lavoro dell’anno si raccoglie! Non mi piace aspettare un anno per la vendemmia successiva.

Il vino che vorrebbe fare

Barbaresco o Barolo.

Ci sono sempre più giovani enologi, sintomo che la professione è molto stimolante . Che ne pensa? 

Io mi sento un giovane enologo, quindi ben vengano. Scherzi a parte, è un settore pieno di sfaccettature che credo possa essere molto interessante per i giovani neolaureati.

Cosa auspica per il suo futuro professionale?

Continuare ad imparare più cose possibili.

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